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Scarpe « made in Europe », salari da fame
 — Zurigo/Losanna

Il « made in Europe » è spesso considerato una garanzia di qualità e di buone condizioni di lavoro. Numerose inchieste della Dichiarazione di Berna (DB) e di suoi partner internazionali hanno però rivelato un lato nascosto dell'industria calzaturiera, dalle concerie toscane fino alle fabbriche dell'Est Europa. Scarpe « italiane » o « tedesche » ma in realtà prodotte in fabbriche in Slovacchia o in Polonia, dove decine di migliaia di operaie lavorano in condizioni scandalose e per salari spesso inferiori a quelli retribuiti in Cina. Dall'esame di queste aziende abbiamo concluso che vi è ancora molta strada da fare in termini di responsabilità e di trasparenza, anche per le marche e per i rivenditori svizzeri. 

Oltre 140'000 firme per maggiore responsabilità delle multinazionali

 — A un anno dal suo lancio, l’iniziativa per multinazionali responsabili ha raccolto il numero di firme necessario alla sua riuscita. Questo dimostra che sono numerosi gli Svizzeri e le Svizzere a volere che le multinazionali rispettino i diritti umani e l’ambiente anche all’estero. Questa esigenza viene di nuovo messa nell’agenda politica. 

Punto chiave

La Dichiarazione di Berna (DB) diventa Public Eye

 — I membri della Dichiarazione di Berna riuniti in assemblea generale hanno approvato la scelta di ribattezzare l'organizzazione «Public Eye». Un nuovo nome esplicito ed orientato al futuro, nonché già familiare grazie all'omonimo contro-vertice che per quindici anni la Dichiarazione di Berna ha organizzato a lato del Forum economico mondiale di Davos. Questo nuovo nome avrà il merito di meglio 

Il nuovo standard fairtrade non giova ai lavoratori delle fabbriche di vestiti

 — Oggi Fairtrade International ha pubblicato un nuovo standard per l'industria tessile, con il quale si intende regolare per la prima volta l'intera catena di produzione. Questo Label, basato sugli audit sociali, pone la responsabilità ed i costi a carico delle ditte fornitrici e non garantisce un reddito minimo dignitoso. Non porterebbe quindi ad alcun miglioramento significativo per i lavoratori 

Giganti della moda in Ticino: poche tasse e stipendi da miseria

 — In vent’anni, il Ticino è diventato una destinazione molto ambita per i grandi nomi della moda come Guess, Hugo Boss o il francese Kering, proprietario delle famose marche Gucci e Puma. In un’inchiesta pubblicata nella sua rivista Solidaire, la Dichiarazione di Berna fa luce sulle pratiche di ottimizzazione fiscale aggressiva di questa “fashion valley” ticinese, che approfitta della generosità 

Stevia: le aziende svizzere traggono profitto dalla biopirateria

 — I giganti dell’agroalimentare fanno enormi profitti grazie alla stevia, beffeggiandosi dei diritti dei popoli guaranì che hanno scoperto le proprietà edulcoranti di questa pianta. Dando ai loro 

Una grande raffineria svizzera compra oro prodotto da bambini

 — Come può la Svizzera importare ogni anno varie tonnellate d’oro dal Togo, quando questo paese non lo produce? Un rapporto pubblicato dalla Dichiarazione di Berna rivela che quest’oro proviene dalle 

Business globale? Responsabilità globale!

 — Le imprese domiciliate in Svizzera devono far fronte alle loro responsabilità quando le loro attività all’estero minacciano i diritti umani e l’ambiente: è con questo messaggio che un’ampia coalizione 

L’ultimo Public Eye è stato assegnato al gigante  petrolifero Chevron

 — La Dichiarazione di Berna e Greenpeace hanno consegnato oggi a Chevron il «Public Eye Lifetime Awards». Tra tutti gli ex laureati del Premio della vergogna, gli internauti hanno scelto il gigante 

Iniziativa popolare per multinazionali responsabili

 — La nuova associazione «Iniziativa per multinazionali responsabili» prevede il lancio di un’iniziativa popolare, il cui obiettivo è che le imprese svizzere rispettino i diritti umani e gli standard 

Pubblicato un nuovo rapporto sui semi coperti da brevetto; chiamata alla protesta pubblica

 — La coalizione internazionale No patents on Seeds! (No ai brevetti sulle sementi!) ha pubblicato il 23 ottobre 2014 un rapporto sui brevetti che concernono le sementi. Lo spunto per il rapporto nasce